Disincanto
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quanto costa lasciare cadere
dell’ingenuità l’ultimo velo
lacero e magnifico
cade
sopra un suolo di zucchero
filato da mani
laboriose e gentili
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il grido feroce
di un’umanità in disuso
ha il ghigno
di chi vince con poco onore
ma la voce grossa non copre il gesto
un cuore limpido vola comunque
sulle ali dell’upupa dopo la pioggia.
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di Luciana Luzi, qui:
https://www.facebook.com/luciana.luzi.9
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Buongiorno
Mi aspetti, sulla nostra panchina
segnata dalla pioggia. Con una poesia
che gioca tra le dita. Con una promessa
che non può essere soltanto un sogno.
È questo il tempo – il dolce atteso incanto-
d’un bacio, nascosto dentro gli occhi.
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di Luciana Calli, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100009091649709
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Avrei
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Avrei testarde vite, appena sette,
se solo non potessi avvicinarti,
se solo non potessi pronunciare
il nome tuo tenendoti la mano,
ma dato che ti posso accarezzare
restandoti vicino quando voglio,
rinuncio alle altre sei per abbracciarti
da adesso alla mia morte, insomma sempre.
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di Andrea Casoli, qui:
https://www.facebook.com/andrea.casoli72
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L’oleandro
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A te, ai barbagli azzurri di due fornelli accesi.
Al tuo dolore tasso variabile, al prurito
piantato notte e giorno tra ossa, polpa e pelle.
A te, ai tuoi piedi freddi induriti dall’inverno.
Ai tuoi sapori mezzo svaniti, al latte e pane
scaldato per la cena che viene sempre prima.
Alle tue scarpe morbide, aperte sul davanti
al tuo badile vecchio, al rastrello che non reggi.
Alle tue mani bianche di cenere e caucciù
cent’anni come gli alberi in piazza, tutte vene
e fiumi di calcare e basalto. A te, mia madre
piegata dentro casa come una coccinella;
io porto un oleandro che sboccia ogni mattina
e schiude le sue imposte ogni sera, e a notte canta.
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di Massimo Botturi, qui:
L’OLEANDRO
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Il buio non è il nero
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Il buio non è il nero
che vediamo
il buio è il nero
illuminato
dagli occhi insonni
lì dove risuonò
il primo grido d’incontri
lì dove precipitò
l’ultimo rantolo di distacchi
di addii
il buio è tutto il cielo
impalpabile
invisibile
un grande noi
che dentro fuori
tutto compenetra
e avvolge
il buio siamo noi
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di Giulia Menolascina, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100011342954648
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Lamento universale
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Il domani si infrange tra i denti degli indesiderabili
nel suo vomito sanguinoso,
facendoti credere in una danza di carcasse,
nel canto della decomposizione.
Nel ghetto, le ombre rosicchiano il passato,
la fine della luce, come una tomba,
memoria morta.
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Il desiderio dell’inferno,
la fogna dei respiri soffocati,
ogni urlo, il coltello arrugginito,
le anime che si contorcono nelle viscere del tempo,
perse nell’oscurità dell’oblio,
che marciscono in solitudine.
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Ma se lo sai,
tutto ciò in cui credi è una menzogna.
Non morto, solo una bugia.
Devo credere nella cecità
per portare la luce di questo mondo.
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Perché la verità è che l’apertura di una ferita
è il grido divino dell’oscurità.
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di Saphilopes, qui:
https://sapholipes.home.blog/2025/07/10/evrensel-agit/ù.
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Castelbolognese Anni ’80
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Gli odori saturavano i giorni
racchiusi in una breve ampolla di cuore …
danzava una mosca delle carni sull’esistenza.
Un lembo d’infanzia ancora pende dal tirante
sfogliando una fiaba scaduta.
Era un crogiolo di fumi,
ambulanti del mercato coperto
e di bagni pubblici.
Tiravano lo sciacquone i passanti sull’ incontinenza d’un cuore tenero
dove le lenzuola bagnavano di speranza nel caldo criminale.
Il castello chiamava ancora i suoi accoliti
benché privo di porte
mentre la vecchia arteria fluttuava tra i fossi
ed io mi assuefavo all’odore di etere della lunga corsia.
La strega comandava colori dai suoi occhiali spessi,
il crocevia s’irrigava di tramonti ad ogni trasporto solenne.
Gli odori inquietavano senza bussare …
pungenti …
come una vecchia comare fuori dall’uscio di casa
abbandonata ai suoi anni.
I necrologi appesi s’impregnavano
di bisogni incombenti,
odori di un castello distratto
ma sempre pronto ad origliare.
La solitudine sa di che parlo …
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di Giovanni Battista Guidi, qui:
https://www.facebook.com/giovannibattista.guidi
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Se basterà il vento
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se basterà il vento
per trovare bellezza
cerca dove ti sei perso,
chi ha visto strade a rovescio
porta il nome del cielo
in burrasca
e non teme stupore
in un’ora di gente,
perché c’è da fare la vita
giù per le stagioni pulite
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di me stesso lascio
il dono di un pianto buono
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di Rosario “sarino” Bocchino, qui:
se basterà il vento
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