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io
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un liquido trasuda dalla bilancia,
sarto d’inchiostro scuro e giustizia bendata.
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II
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molte persone
e i loro sabati hanno ancora cicatrici
ferite, conchiglie da baciare, sale e polvere
tirata dalle conchiglie
ovviamente le piogge germoglieranno e svaniranno
dal buio al buio
tutti
nessuno nessuno
nero e azzurro pietra chiunque l’abbia passato..
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III
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l’immaginazione
dall’angolo delle labbra all’orbita dell’occhio
è il nostro viso
radicato in alberi morti ora
non sbiancati prima.
come quelli che dicono sempre il loro nome agli atlanti dai rami principali
agli atlanti sanscriti …
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di Sahilopes, qui:
https://sapholipes.home.blog/2022/01/28/boyle-buyurdu-zerdust/
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Una grazia d’inesistenza
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Pioviggina senza ritorni
in cerchi di respiro calibrato
un timore di non riuscire più a scuotere le stelle
le sento in echi di ematite partorire carboni
— ricordo un giorno un matto
voleva ammazzare lo yin,
il nero che oggi mi arriva dal fianco giusto
un dolore mancino dello stagno
con l’acqua presa a prestito.
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Pioviggina una grazia d’inesistenza
un gelicidio che non sa farsi neve
ombrose le tue orchidee
le vedo sorridere in lenta mutazione
un soffio a bocca chiusa, quante volte cielo
di sogni assolti dal crederci molto.
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di Rita Stanzione, qui:
Una grazia d’inesistenza, di Rita Stanzione
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Sulla morte
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La morte torna sempre.
Non é un concetto. É cosa reale.
Non starò qui a dire, come fiori recisi
Non starò qui a pensare, come stelle nel cielo
Non starò qui a piangere, che fa bene
C’è la morte, c’è la vita, esatti contrari
Non affermerò che tutte le morti sono uguali
La metafora perfetta: mani che stringono materia cruda
Scrivo queste parole seduta sulla spiaggia
Difronte ad un mare che non sa d’inverno
E penso che ognuno ritroverà alla fine il punto.
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di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2022/01/30/sulla-morte/
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Dirupo
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I morti scrivono poesie
quando vengono visti
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nel dirupo della tenerezza
la sillaba si scioglie
in gola
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affretta la carezza
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io sono quello
con la memoria
sanguinante.
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di Jonathan Varani, qui:
https://tremoridinchiostro.wordpress.com/2022/02/01/dirupo/
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Epifanie
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Irrompono
– sguaiati e feroci –
i ricordi,
da tempo in agguato
negli angoli bui della mente.
A volte ci riesplodono in cuore,
sopite ma incombuste
come cenere,
incandescenze d’amore
in fiamme che divorano
le età e gli affanni.
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di Paola Mastroddi, qui:
https://flameonair.wordpress.com/?fbclid=IwAR3obWAV8wwASZzidbNBLZbY3VxOgo-1WnsNSUcQLSWinpiT10f-a87BXpk
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San Galgano
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Fosse notte, ma è notte
fosse notte e io fossi lì
a sentire il canto dei cipressi – l’ho sentito una sera lontana, tu eri con me, nel silenzio cantavano
un canto discreto, quasi lacrimoso, e noi sorridevamo
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fosse notte e fossi lì sotto quel cielo limpido grondante stelle
il cielo oltre le colonne alte della chiesa antica, vuota, verso l’infinito
fosse notte, ma è notte e tu sei con me, e fossi lì
non sarei più serena, più felice di adesso.
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di Lucia Piombo, qui:
https://poetella.wordpress.com/2022/02/04/san-galgano/
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A Cristina, Semper!
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Racchiudi un violoncello, breve
la variazione, due violini e ritmo,
qualcuno che pulisce l’archetto.
Prima che i cordofoni suonino
ridi del canone, due altezze
ostinate nel petto. Ruggisce
il tamburo, sei/ottavi di cuore
negli orecchi, chioccolano
merlo e materia, vertigini e vuoto,
la piccola santa cosa.
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La misura dello zenit trema.
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di Emilia Barbato, qui:
https://emiliabarbato.wordpress.com/2022/02/06/a-cristina-semper/
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Vengo a trovarti albero monco
ti hanno amputato il ramo
lo hai guardato mentre cadeva
nell’omertà del bosco
e noi che di umano contorniamo
le labbra le lasciamo avvizzire
nelle parole atone
mastichiamo i giorni come sassi
senza battere ciglio
Quale scompiglio potrebbe sopravviverci
se alzando le braccia
non ne cogliessimo di quella ragione
il vuoto a rendere
come le foglie che intorno ti danzano
e degli angeli hanno visto la veglia
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di Gabriella Cianciulli, qui:
http://www.controluna.com/prodotto/di-terra-e-di-donna/




